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Carceri lombarde / Rissa nuova ma problemi vecchi a San Vittore

La denuncia della Fp Cgil Milano dopo la maxi rissa del 2 ottobre. Il rincalzo della Fp Cgil lombarda: le condizioni di detenzione e di lavoro nel sistema penitenziario sono al limite in tutta la regione
8 ott. – “Per gli agenti della polizia penitenziaria, per gli educatori, per gli assistenti sociali e per tutto il personale  sanitario lavorare in queste  condizioni non è solo complicato ma anche molto pericoloso. Ogni giorno, tutte le lavoratrici e i lavoratori del carcere rischiano la propria incolumità mentre l’amministrazione penitenziaria sembra inerme di fronte al ripetersi delle violenze. A San Vittore stiamo vivendo una vera e propria emergenza sicurezza, serve una risposta rapida ed efficace prima  che  accada  una  tragedia  irreparabile.  Ci  chiediamo  cosa  stia  aspettando l’amministrazione”. Martedì 2 ottobre una nuova rissa ha surriscaldato il carcere di San Vittore. Da qui la denuncia della Fp Cgil Milano attraverso il funzionario Vito Romito e il delegato Riccardo Di Prima. “Queste tensioni continue, dovute al sovraffollamento, stanno provando sempre di più detenuti e agenti penitenziari, in una struttura peraltro che da tempo denunciamo essere inadeguata” sostiene Romito. “La rissa precedente, a luglio, ha coinvolto meno detenuti rispetto a quest’ultima. Ma il punto non è la dimensione della rissa. È che se non si provvede a risolvere i problemi a monte, questi eventi potranno solo continuare e peggiorare, mettendo a rischio le persone” gli fa eco Di Prima. “Lo sappia l’Amministrazione: non ci arrenderemo mai. Ci interessa fare bene il mestiere cui siamo chiamati. Non tutto però può dipendere da noi, l’Amministrazione a livello regionale e nazionale deve fare la sua parte e dare risposte. Le carceri sono sempre più ambienti esplosivi. San Vittore si inserisce in un quadro lombardo sempre più preoccupante, reso ancora più complesso da detenuti con problematiche di salute mentale o di tossicodipendenza. Per gestire loro serve agli agenti penitenziari una preparazione che non hanno” rileva Calogero Lo Presti, coordinatore Fp Cgil Lombardia. “Anche il personale civile dell’amministrazione penitenziaria, il sistema dell’esecuzione penale, soffre da tempo per la sordità istituzionale. Dagli educatori agli assistenti sociali, il ruolo che ci è stato affidato dalla Costituzione per la rieducazione e reinserimento sociale del detenuto è messo a dura prova, quando non inficiato, dalle carenze di organico, dai carichi, da risorse insufficienti e da una gestione centrale sempre più sorda e lontana. La salute di uno Stato si misura anche da qui” attacca la coordinatrice lombarda Fp Barbara Campagna.
tiziana.altea | 08 ottobre 2018, 09:10
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