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Educatori professionali: un arcipelago da coordinare e valorizzare

Ieri una riunione della Fp Cgil lombarda con il coordinamento regionale del socio sanitario assistenziale su questa figura professionale
12 giu. – Gli educatori professionali sono figure che operano sia nel lavoro pubblico sia nel lavoro privato. “Sono un arcipelago, un mondo professionale diversificato anche sul piano normativo, formativo, contrattuale. Sindacalmente abbiamo l’esigenza di tenere insieme tutto questo mondo, per uniformare regole, diritti e tutele”. Gilberto Creston, Fp Cgil Lombardia, ieri ha organizzato una riunione regionale sul tema, con focus sul settore socio sanitario assistenziale. “Uno dei settori dove i servizi vengono appaltati, aumentando le criticità delle lavoratrici e dei lavoratori”, precisa il segretario. Il riconoscimento del ruolo di educatore professionale è arrivato con la legge di bilancio 2018 e per fare il punto della materia intricata all’incontro di ieri è stato chiamato Gianluca Mezzadri della Fp Cgil nazionale. “Sono più di 10 anni che, come Cgil, stiamo lavorando sulla questione. Abbiamo poi coinvolto anche Cisl e Uil, l’Anep, l’associazione nazionale degli educatori professionali, e stiamo provando a parlare con la politica”. Mezzadri chiarisce che la categoria non ha condiviso lo spacchettamento in due di questa figura operata dalla legge, una per il socio-sanitario, per cui occorre la laurea in medicina, e una per il socio-pedagogico, per cui serve una laurea in scienze dell’educazione e della formazione. Nel paese sono complessivamente oltre 75mila. “Sono figure che vanno in conflitto, mentre noi vogliamo avere un educatore formato in modo integrato e spendibile in tutti gli ambiti” sostiene il sindacalista. Additando un altro problema: nel corso degli anni tante persone hanno iniziato a fare questa attività senza avere il titolo. “Si sono formate sul campo, acquisendo la giusta professionalità. Noi vogliamo e dobbiamo tutelare anche loro. Per questo è necessario che ci coordiniamo. Stiamo monitorando le azioni della politica regionale, che non ha condiviso la revisione normativa, e nazionale, cui chiediamo chiarezza nei percorsi formativi e di riconoscere tutti coloro che lavorano. E poi continuiamo anche la nostra battaglia sui tavoli per i rinnovi contrattuali, per ricomporre le qualifiche e così i titoli per l’accesso alla professione e le opportunità di carriera”. Sul piano specificamente lombardo Creston aggiunge: “Chiederemo l’interlocuzione della Regione sui sistemi di accreditamento, per tenere conto delle novità introdotte dalla finanziaria. Ma la stessa interlocuzione dobbiamo trovarla anche con i livelli regionali delle rappresentanze datoriali, perché vengano condivise scelte coerenti con gli impegni assunti”. Della serie: facciamo un po’ di ordine ed equità.
tiziana.altea | 12 giugno 2018, 08:41
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