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Chi paga le spese legali? Decide il giudice

Con la sentenza 77/2018 la Corte Costituzionale estende l’area della compensazione delle spese in caso di soccombenza in giudizio del lavoratore
14 mag. – Chi perde paga. Così funzionava per le spese processuali, prima che la Consulta, con la sentenza 77/2018, dichiarasse l’illegittimità costituzionale dell’articolo 92, secondo comma, del Codice di procedura civile. “Quell’articolo era un disincentivo a ricorrere al contenzioso giudiziario, perché se il lavoratore soccombeva totalmente doveva accollarsi tutte le spese e il giudice non poteva intervenire. Salvo che in caso di ‘assoluta novità della questione trattata’ o di ‘mutamento della giurisprudenza rispetto a questioni dirimenti’” spiega Claudio Tosi della Fp Cgil Lombardia. Con la pronuncia della Corte Costituzionale cosa cambia? “Il giudice civile ora può decidere di compensare le spese di lite in caso di soccombenza anche di fronte ad ‘altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni’”. Quali possono essere queste ragioni? “Ad esempio in caso di licenziamenti per motivi economici o di trasferimenti, cambio di mansioni, questioni legate all’organizzazione del lavoro e/o economiche, controlli occulti – risponde il segretario -. Laddove l’insuccesso della causa poteva essere determinato, ad esempio, dalle difficoltà ad avere in anticipo il quadro esaustivo della controversia”. Quindi? “Questa sentenza è un primo passo avanti rispetto agli interventi normativi negativi di questi anni nel mercato del lavoro (jobs act e cancellazione dell’articolo 18). Adesso bisogna proseguire con una modifica più radicale della materia, come vuole la Carta dei diritti universali del lavoro proposta dalla Cgil e ora incardinata in Parlamento. Ma la vogliamo finalmente legge”.
tiziana.altea | 14 maggio 2018, 08:30
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