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#70annididonne / La storia di Debora Iorillo, oltre le crepe

Camusso (Cgil), nelle conclusioni: “Siamo bellissime. Orgoglio e forza, innanzi tutto. Le donne sono il futuro del mondo. Non solo perché sono anche madri. Ma per l’idea che la nostra libertà sta dentro la misura della democrazia e della convivenza”
13 apr. - “Penso che il mondo del lavoro sia molto difficoltoso per noi donne, perché ancora oggi noi abbiamo poche tutele e pochi diritti, a partire dal pagamento della maternità. Perché una lavoratrice di cooperativa deve avere la maternità pagata all’80%?”. Debora Iorillo, 43 anni, fa la cuoca in un asilo nido del pavese per una cooperativa sociale. Oggi ha partecipato a Roma a “70 anni di impegno e di lotta. Diritti, contrattazione e rappresentanza”, l’assemblea nazionale delle donne Cgil della Filcams, Fiom, Flai e Funzione Pubblica. Ed è alle donne della sua categoria che si rivolge, lei, mamma di due figlie e due figli, che ha cresciuto da sola, quando sottolinea che anche le lavoratrici delle cooperative diventano, appunto, madri. Ma perché non hanno diritto “a una retribuzione al 100% come le colleghe che lavorano nel pubblico impiego?”. Le difficoltà, dopo la maternità, rientrando sul lavoro, continuano. “A prescindere dal congedo parentale pagato al 30%, quando avevo bisogno di stare a casa, terminati i giorni di ferie, pagati in agosto perché il nido chiude, e utilizzati i 4 giorni di permesso, dopo i 3 anni dei miei bambini non mi restavano che i 5 giorni all’anno non retribuiti per coprire i giorni in cui si ammalavano” racconta la delegata, portavoce per l’occasione della Fp Cgil della Lombardia. Così le è accaduto di dover mandare un figlio a scuola con la febbre perché “non potevo lasciare il posto di lavoro”. Prima di fare la cuoca, Iorillo lavorava come ausiliaria. Ruotava su 3 turni. Complicato gestire vita familiare e lavorativa. “Quante volte avrei voluto licenziarmi, per stare vicino ai miei figli ancora piccoli, ma essendo monoreddito non potevo certamente permettermelo!”. La storia di questa donna ripete, nella sua unicità, una narrazione conosciuta. Per un marito che le ha dato “tanto dolore, tanta tristezza, tanto male. Donne, non accettate queste cose dagli uomini”. Lei ha subito a lungo la violenza, “non solo con le mani, ma anche con le parole, con gli occhi. Ricorderò per sempre la paura. Il sentirmi chiusa dentro un muro in cui non vedevo neanche una crepa”. Poi un giorno l’ha trovata, questa crepa. E la libertà. “Ho detto: voglio andare avanti con i mie quattro figli”. Come succede sempre più spesso, Debora oggi ha trovato la forza di raccontare. “Oggi per me è un’occasione, ed è la prima volta che parlo del mio privato a così tante persone, a così tante donne. Avevo messo giù la testa. Vi dico: tirate su la testa e decidete. Siamo donne, siamo libere”. Nel suo intervento la segretaria generale Fp Cgil Serena Sorrentino, oltre a ricordare l’imminente voto per rinnovare le Rsu nelle pubbliche amministrazioni (con la Cgil che nelle sue liste dei candidati ha rispettato la parità di genere) e i passi avanti compiuti, nei nuovi contratti nazionali, per i diritti delle lavoratrici, è stata netta nell’affermare che “con l’unità delle donne del sindacato e la coerenza delle politiche contrattuali a disposizione c’è un salto culturale da fare. Quello di guardare all’equità”.
tiziana.altea | 13 aprile 2018, 14:47
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