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Dl Sicurezza / Panella (Fp Cgil): ‘dissenso verso un provvedimento che non migliora nulla’

Per il coordinatore della Lombardia, regione che peraltro coglie già i primi frutti avvelenati del decreto, servirebbero interventi strutturali non azioni sensazionalistiche e a spot
8 nov. - Il Dl sicurezza è stato varato dal Senato con voto di fiducia ed esplicherà i suoi effetti appena licenziato dalla Camera. La Fp Cgil si è espressa con fermezza e forte preoccupazione sugli effetti che potranno essere sviluppati nel concreto.  Per capire cosa ne pensano i lavoratori, abbiamo contattato Riccardo Panella, coordinatore Fp Cgil Lombardia del Ministero dell’Interno, già componente della polizia di Stato ed attualmente assistente economico alla Prefettura di Pavia, a cui  il provvedimento “a una prima lettura sembra un’involuzione su posizioni da ventennio. In particolare ci colpisce che i blocchi stradali e le occupazioni (scuole, università oltre alle case) da illeciti amministrativi diventino reati penali... si rischia davvero di livellare il dissenso criminalizzandolo”.
I primi frutti avvelenati sono stati colti prontamente dalla Regione Lombardia che, come stigmatizzato dalla Cgil regionale, ha approvato una mozione per disincentivare i Comuni dal ricorrere ai richiedenti asilo che volessero svolgere attività di utilità sociale nel territorio in cui vivono.
“Si parla alla pancia, come al solito, rispetto a temi per i quali servirebbero interventi strutturali invece che azioni sensazionalistiche e spot – incalza Panella -. Così non si migliora né il lavoro né la società nel suo insieme e non si trovano soluzioni”.
Proclami sulla pelle viva della nostra società forzatamente e inevitabilmente multietnica, che anziché proporre percorsi di regolamentazione dei flussi migratori e contrastare i fenomeni criminali agisce con forza repressiva mai vista prima nei confronti dei più deboli. Retrocedendo invece con le associazioni malavitose che potranno, attraverso privati compiacenti, riacquistare i beni confiscati, e non sembra che il sistema di controllo promesso sia così realizzabile (con che fondi, operatori, etc.?) da garantire da questo rischio.
“Proprio combattere la criminalità richiederebbe una programmazione di interventi organici e strutturati - aggiunge il coordinatore -, occorre fare attenzione quando si introducono nuove strumentazioni come il taser. Occorrono formazione e protocolli operativi a tutela dei lavoratori e dei cittadini”.
La contraddizione colta è molta, ma è significativo in questo momento di confusione istituzionale, e non è sempre scontato, che anche dalle rappresentanze sindacali dei luoghi di lavoro vi sia una resistenza attiva e avversa a provvedimenti che come quello di prossimo varo, potrebbero far precipitare il paese in condizione di totalitarismo. “Abbiamo fatto, facciamo e faremo sentire il nostro dissenso verso un provvedimento che non migliora nulla”.
I lavoratori hanno quindi bocciato, così come tutti i livelli sindacali, quello che viene venduto come cambiamento ma rischia di rivelarsi retrocessione repressiva. E tanto basta a definire il vero volto dell’interlocutore. (Barbara Campagna)
pubblicazione | 08 novembre 2018, 11:00
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