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Cure palliative: si parte grazie ai sacrifici dei lavoratori per garantire l'assistenza nel territorio

Riportiamo la lettera che il segretario della Fp Cgil Brescia, Stefano Ronchi, ha inviato ai giornali del suo territorio
La partenza, dall'1/12/2017, del sistema di cure palliative (assistenza domiciliare di malati gravi, sviluppata su tre zone, 24 ore su 24 con reperibilità notturna), auspichiamo diventi, per la Asst Spedali Civili,  una reale svolta nell'effettiva integrazione tra  servizi territoriali e ospedale e per  una reale valorizzazione dei professionisti che vi operano stante la situazione, che perdura oramai da due anni, nella quale i lavoratori e i servizi territoriali sono stati ANNESSI più che integrati nella nuova azienda.

Sarà il primo servizio territoriale pubblico accreditato che funzionerà 24 ore su 24 anche con l'aiuto della rete di erogatori accreditati privati.

Riteniamo assolutamente positivo che la Asst Spedali Civili si sia accreditata rispetto a questo servizio, ritenendo che questa decisione possa far evolvere la qualità delle prestazioni del sistema di assistenza domiciliare integrata che ha una storia di 25 anni di eccellenza della prestazione all'utenza.

Ciò permetterà il  mantenimento del ruolo di coordinamento del pubblico, come elemento strategico dell'erogazione dei servizi territoriali.

Questo accreditamento comporta, però, che si dia certezza alla qualità della prestazione erogata.Ci spieghiamo: il medico e, conseguentemente l'infermiere, potranno essere chiamati dai parenti nel cuore della notte per dare le dovute e necessarie cure al paziente palliativo assistito a casa.

Bene. E' necessario dunque, che la Asst Spedali Civili garantisca personale sufficiente per  erogare questo servizio, rispettando i dispositivi contrattuali  (almeno 11 ore di riposo tra un turno e l'altro e un numero massimo di 6 reperibilità al mese procapite); metta in campo protocolli condivisi con gli altri soggetti erogatori per evitare complicazioni anche di carattere legale (si pensi all'intervento su un paziente non conosciuto dalla struttura in turno di reperibilità); attivi interventi volti alla sicurezza declinata nei diversi modi (auto di servizio, permessi per accedere alle zone riservate in città, e assicurazioni idonee e attenzione alla sicurezza degli operatori che si muoveranno da soli nei paesi e nei diversi quartieri della città durante le ore notturne).

Ne va della capacità gestionale dell'Azienda,  essere in grado di valutare le difficoltà del territorio con attenzione ai problemi delle diverse professionalità,  sia nella struttura ospedaliera che nelle strutture territoriali (necessità di assunzioni!!).

La campagna di vaccinazioni, per esempio, evidenzia code e disagi per gli utenti e stress per gli operatori posti nella condizione di fare circa 200 vaccinazioni in due ore con qualche problema di tenuta psico-fisica e di qualità del servizio fornito; il futuro assetto  dei servizi erogati nel territorio (cure primarie, attività consultoriali, servizi alle disabilità etc), la futura presa in carico dei cronici (il 15 dicembre partono le lettere agli utenti per la scelta degli erogatori), nonché altri servizi storici del territorio quali quelli rivolti alle dipendenze e alla salute mentale,  necessitano di una mentalità diversa e di investimenti adeguati alle sfide che attendono l'Azienda se davvero si vuole che  l'integrazione diventi realtà e non sia solo un vecchio ritornello privo di contenuti concreti.

P.s. dato che la Regione sta procedendo a tagli sul personale, per circa 6 milioni nella provincia di Brescia, quali le ricadute? Forse sarebbe stato meglio fare una delibera sull'autonomia regionale anziché un referendum costato ben 53 milioni di euro...
tiziana.altea | 01 dicembre 2017, 17:42
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